La testimonianza di Sofia

Inizialmente pensavo che fosse un mio dovere, come essere umano, andare al Pride per difendere i diritti delle persone. Perché non sopportavo che il mio migliore amico non potesse sposarsi come me. Perché pensavo alle mie responsabilità future, nei confronti dei miei possibili figli e figlie, se avessi avuto figl* gay, lesbiche, trans o queer. Volevo un mondo dove si sentissero perfettamente inclusi, dove i miei amici e i figli dei miei amici si sentissero perfetti e godessero dei miei stessi diritti.
Poi è successa un’altra cosa.
Una cosa in più.
È successo che andando al Pride mi sono sentita viva, accolta, accettata.
Non sentivo addosso le occhiate di pena, di curiosità morbosa verso ciò che è diverso, quelle che ti vogliono frugare ogni angolo per chiederti “Perché sei così? È stato un incidente o una malattia?”
Già, perché le persone con disabilità hanno un corpo politico, che devia la norma.
Al Pride vedevo solo le persone che mi guardavano con il sorriso, sentivo la felicità, la musica. Ho ballato, eccome se ho ballato, con gente che ho conosciuto lì, sul momento, tra una bandiera arcobaleno e i carri colorati.
Non c’era imbarazzo, non c’era morbosità, non mi sono sentita fuori luogo.
C’era solo un’enorme, folgorante bellezza in cui mi sono sentita di far parte, e non solo da alleata timorosa, ma da soggettività e persona inclusa, sfolgorante nel mio corpo fuori dalla normatività, con la mia carrozzina in titanio, i miei reggiseni borchiati e i miei tatuaggi.
Mi sono sentita accolta nella comunità queer, in un mondo dove i cripples, così distanti dai criteri dell’uomo bianco-abile-etero-cis-magro, sono nascosti, tenuti ai margini, rinchiusi.

Pride è l’orgoglio di esserci, di esistere, di splendere. Senza schemi, senza imposizioni, senza vergogna e senza chiedere scusa.

È l’orgoglio di dire: “Guardami! Perché non troverai qualcosa di più spettacolare di me!”

È l’orgoglio di esistere a testa alta, di pretendere diritti, smantellando i pregiudizi castranti normativi, sfolgorando come stelle nella nostra unica, iridescente bellezza.

Arcigay Rete Donne Transfemminista grazie, grazie, grazie per il laboratorio sull’abilismo e il transfemminismo che mi avete fatto tenere. Grazie per l’ascolto, per l’intelligenza, per essere così unit* e così allineat* nella battaglia intersezionale.
Ho ancora il cuore pieno di felicità.
Siamo unit*, tutte, tutti e tuttu.
🌈🌈🌈 👩‍🦽👨‍🦽👩🏻‍🦯👩‍🦼

– Sofia Righetti

La testimonianza di Sofia

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